sabato 28 ottobre 2017

Ero talmente vicino a Jimi che se mi allungavo un po' sarei riuscito a toccare le sue scarpe.


Credo che a quel tempo qualunque appassionato della musica di Jimi si
sarebbe entusiasmato nel sapere che sarebbe venuto in Italia a suonare!
Avevo 17 anni e avevo ormai consumato i suoi dischi ascoltandoli, per cui il
solo pensiero di poterlo vedere e sentire mi faceva letteralmente esaltare.
Non fu facile convincere mio padre a lasciarmi andare a Milano ma il fatto
che eravamo in tre, altri due miei coetanei, fu la ragione per la quale
mi permise di partire.
Così Gianni, Ernesto ed io prendemmo il treno da Vicenza per Milano alle
6 e 35, e una volta arrivati andammo subito al Piper.
Ovviamente alle 11 del mattino era tutto chiuso ma suonammo il campanello
o battemmo la porta, veramente non ricordo, nella speranza che qualcuno
ci aprisse.
Fummo fortunati, ci aprì una bella signora anziana ( ancora oggi come
allora non so chi fosse questa persona ) alla quale chiedemmo
di poter acquistare i biglietti per avere la certezza di vedere il
concerto del pomeriggio.
Ci disse che lei non aveva i biglietti e non poteva aiutarci ma  
poi, intenerita della nostra giovane età e dei nostri visi imploranti,
fu talmente gentile da ascoltare le preghiere di ognuno di noi.
Ci trattò davvero come una madre premurosa e per tranquillizzarci pagammo
il costo del biglietto a lei e ci fece tre lasciapassare scritti a mano
per l'entrata al concerto del pomeriggio.
Indescrivibile fu la nostra gioia ed, essendo ormai mezzogiorno, andammo a
mangiare un panino in un bar, non ricordo, forse lì vicino.
Quando tornammo davanti alla porta c'erano già trenta o quaranta persone che
aspettavano l'apertura.
Ricordo che quando si aprirono le porte c'erano due casse e quando presentai
il mio lasciapassare mi fu chiesta ragione e dissi che me lo aveva rilasciato
la "signora".
Il cassiere allora si consultò a voce alta con il suo collega vicino il quale
gli disse testualmente "cambia, cambia" e mi diede così il biglietto d'entrata.
Davanti al palco c'era già gente che si era presa una sedia e stava seduta
comodamente.
Io e gli amici ci sedemmo lontani, pensando che essendo alti avremo potuto
vedere Jimi ugualmente.
Le ore passavano e Jimi non arrivava. Ricordo una canzone " Black cat" che
diceva "portate via quel gatto, gatto nero" è stata suonata talmente tante
volte che mi è rimasta dentro veramente come una ossessione.
Quando Jimi finalmente arrivò fu grande gioia per tutti e per me un forte
batticuore vederlo finalmente in carne ed ossa.
Ma ci fu anche detto che i suoi strumenti erano fermi in dogana, e che
ovviamente non poteva suonare più nel pomeriggio e tutti fummo rassicurati
che almeno il concerto serale si sarebbe sicuramente tenuto.
Ricordo anche bene che uno dei ragazzi del pubblico si era portato la
copertina di Axis:Bold as love e si fece fare l'autografo.
Che fortunato quel tipo! Aveva avuto un ricordo tangibile di Jimi!
La storia per noi tre avrebbe dovuto avere una fine triste.
La rifusione dei soldi del biglietto pomeridiano non ci permetteva di
acquistare un nuovo biglietto per la sera perchè il costo era maggiore e
non ne avevamo abbastanza.
Fu Gianni che ebbe la grande idea di cercare di nuovo la signora.
Ci fu detto di andare in cucina e quando ci vide affranti ci aiutò di nuovo.
Invece di farci uscire con tutto il resto del pubblico diede ordine di
farci chiudere tutti e tre in giardino.
Avremmo così potuto essere al concerto della sera senza uscire e pagare
un nuovo biglietto. Fantastico!
Come ho già detto non so dare un nome a questo angelo che ci aiutò, ma senza
di lei non avremmo mai potuto ascoltare Jimi.
Così attraverso i vetri potemmo vedere la pulizia del locale e il montaggio
degli strumenti.
Felicità era una parola troppo piccola perchè quando ci aprirono le porte
entrammo e non c'era ancora nessuno, così potemmo sederci per terra
letteralmente sotto il palco.
Entrò il resto del pubblico e alcuni dietro di noi si sedettero a loro
volta e tutti gli altri rimasero in piedi.
Alla mia sinistra ebbi la fortuna di avere una ragazza bellissima, bionda,
capelli lunghi.
Quando Jimi entrò aveva la Stratocaster bianca e una sigaretta accesa in
bocca.
Qualcuno del pubblico gli tese la mano e lui gliela diede.
Veramente non ricordo se chi la ricevette la fumò o la conservò gelosamente
come un "cimelio storico".Ero talmente vicino a Jimi che se mi allungavo un po' sarei riuscito a toccare le sue scarpe.
Daniele è quello sotto il manico del basso di Noel
Sul concerto che tenne ricordo solo che per me fu grandissimo, immenso,
strepitoso come del resto fu sempre, anche se l'acustica non era il massimo.
Ricordo pure che quasi alla fine del concerto tutti noi seduti ci alzammo
in piedi e questo gesto fece indietreggiare Jimi sul palco, tirandosi dietro
anche il pedale wah-wah.
Io non ho una memoria tale da ricordare la scaletta delle canzoni che fece
ma certo è che lo ricorderò tutta la vita per tutte quelle emozioni che la
sua musica è riuscita a trasmettermi con enorme genialità e bravura e
purtroppo mai più ripetibile.
A volte mi piacerebbe poter parlare con qualcuno di quel giorno ma purtroppo
i miei due amici sono uno morto e l'altro già demente.

Daniele Bisazza

  


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